L’INFEZIONE MALARICA NELL’UOMO
La presenza di parassiti della malaria in un campione di sangue è indice di infezione, ma non necessariamente di malattia. Persone che vivono in zone endemiche, o che vi hanno soggiornato per parecchi anni, possono avere rari (rarissimi) parassiti nel sangue; in questi casi i sintomi che riferiscono al medico, ad esempio la febbre, possono essere dovuti a cause diverse, non necessariamente all’infezione malarica. Solo il ciclo asessuato nel sangue periferico (schizogonia sanguigna) è in grado di provocare la patologia. Gli stadi eso-eritrocitari (schizogonia epatica) non provocano alcuna patologia. L’uomo portatore di gametociti maturi costituisce l’unico serbatoio di plasmodi umani responsabile della trasmissione della malattia: non esistono serbatoi animali, anche se le scimmie sono suscettibili all’infezione da parte di P. malariae. In Africa tropicale lo scimpanzè può in alcuni casi costituire un serbatoio naturale dell’infezione. In soggetti che vivono in zone endemiche e che sono soggetti a ripetute infezioni da parte di plasmodi si instaura un tipo particolare di immunità detta “premunizione”, che è in grado di frenare la moltiplicazione del parassita. Questo fa in modo che gli accessi clinici siano sempre più rari e meno gravi, sino all’instaurarsi di una bassa parassitemia asintomatica. Questo tipo di immunità tende però a scomparire nel caso in cui il soggetto permanga per parecchio tempo in zona non endemica (es. immigrante nei paesi occidentali), rendendolo quindi nuovamente suscettibile ad un’eventuale forma di infezione malarica grave.
