GIOVANNI SWIERCZYNSKI MARIA GOBBO Atlante della Malaria Umana Italian Version - Atlante della Malaria Umana

English Version - Atlas of human Malaria Atlas of Human Malaria GIOVANNI SWIERCZYNSKI MARIA GOBBO

Introduzione

Ogni anno sono circa 500 milioni i casi di malaria nel mondo: questo costituisce un problema di salute pubblica per 2,4 bilioni di persone che rappresentano il 40% della popolazione mondiale in oltre 40 paesi del Sud del mondo. La malaria causa da 1,5 a 2,7 milioni di decessi ogni anno [65]; oltre il 90% delle morti per malaria avviene in Africa, prevalentemente a carico dei bambini sotto i 5 anni di età. Quelli che sopravvivono possono subire ritardi mentali e nello sviluppo. Un’altra categoria di persone molto vulnerabili alla malattia è costituita dalle donne in gravidanza che vanno spesso incontro ad aborto o partoriscono neonati con basso peso e problemi di anemia. In Africa circa 100.000 neonati muoiono ogni anno a causa del basso peso alla nascita dovuto all’infezione malarica durante la gravidanza [27]. La quasi totalità dei decessi è dovuta a Plasmodium falciparum, una delle quattro specie di plasmodio che infetta l’uomo. Quasi il 10% della popolazione mondiale subisce almeno un attacco di malaria all’anno (Tabella 1); fortunatamente la maggior parte sopravvive, ma durante la malattia, queste persone non sono in grado di svolgere la normale attività lavorativa o seguire la scuola, con conseguente diminuzione della produttività e dell’apprendimento. La resistenza del parassita ai farmaci costituisce un problema in forte crescita: quella alla Clorochina, un farmaco estremamente sicuro, poco costoso ed efficace, è progressivamente aumentata nella maggior parte delle regioni del mondo. Anche le zanzare del genere Anopheles, vettori nella trasmissione della malaria, hanno sviluppato resistenza verso la maggior parte degli insetticidi utilizzati nei programmi di controllo. L’aumento della popolazione, le guerre ed i cambiamenti demografici hanno portato a migrazioni massive attraverso aree in cui la malaria è endemica. Di conseguenza, popolazioni che non possedevano un’immunità naturale sono esposte al rischio di epidemie di malaria caratterizzate da elevata mortalità. La costruzione di nuove strade, lo sfruttamento del sottosuolo, la deforestazione di nuove aree e nuovi progetti di irrigazione hanno creato nuove zone di riproduzione dei vettori. Il finanziamento di progetti per la ricerca ed il controllo della malaria sono stati notevolmente ridotti negli ultimi decenni, la salute pubblica è spesso considerata come ultimo problema nello stanziamento dei fondi. Le guerre e la presenza di rifugiati, costituiscono le condizioni ideali per la diffusione aggressiva della malaria. Che cosa ci riserva il futuro? Molte sono le ipotesi formulate sugli effetti causati dall’aumento dell’urbanizzazione, dalle migrazioni, dai cambiamenti climatici ma una cosa è certa: senza un forte impegno politico da parte delle nazioni sviluppate in termini sia di supporto scientifico che tecnico ed economico, la malaria continuerà a rappresentare un serio problema per la salute nei paesi del Sud del mondo.

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